SPORT E VIOLENZA, UN BINOMIO DA CUI PRENDERE LE DISTANZE

I supporters del Teramo Basket raccontano la vita in curva: sogni e propositi di chi vuole vincere col tifo.

 

di Barbara Liguori

 

Da un po’ di tempo a questa parte  litigiosità, violenza e un malsano spirito di competizione fanno da contorno a molti eventi sportivi. Spesso tra tifo organizzato e bande di teppisti non  sembrano esserci molte differenze. Questa è una agghiacciante sconfitta per chi ama lo sport e rinuncia a presenziare alle gare più “calde” proprio per paura di trovarsi invischiato in mezzo a chissà quale strano incidente sia all’interno di stadi o palazzetti (con razzi lanciati a mo’ di bombe intelligenti, aste di bandiere trasformate in giavellotti, seggiolini volanti ecc.) sia in strada (con vetrine danneggiate, sassaiole e cassonetti infuocati nella tradizione tipica della guerriglia urbana). A tutti questi tifosi scalmanati dobbiamo ricordare che lo sport è solo un gioco, puro divertimento e la rivalità sfrenata deve essere messa al bando. Per dimostrare che è possibile far trionfare la sportività anche all’interno delle tifoserie più sfegatate, abbiamo pensato di parlare con i supporters del Teramo Basket, che negli ultimi anni si sono distinti per essere riusciti a mantenere un certo equilibrio sia nei confronti delle vittorie che delle sconfitte. Hanno accettato di rispondere alle nostre domande i portavoce della curva: Marco detto “Edi” e Paolo detto “Zuru”.

Quando è nata la vostra tifoseria?

La nostra tifoseria si chiama LEGIONE INTERAMNIA ed è nata quest’anno dalle ceneri dello storico Inferno Biancorosso che esisteva dal 1994. Questo nuovo gruppo si basa su presupposti diversi da quelli degli anni passati. Goliardia, attaccamento alla squadra, rispetto degli avversari e spirito sportivo sono gli elementi che ci caratterizzano e fanno da legante per la tifoseria.

A proposito di età: qual è quella dei ragazzi e delle ragazze della  Legione?

Sono supporters di tutte le età, principalmente dai 16 ai 35 anni. In curva ci sono tanti ragazzi che ancora non partecipano a tutto ciò che concerne l’organizzazione e ci piacerebbe invitarli a essere più attivi.

All’interno della vostra curva, come siete organizzati?

Questa domanda ci piace molto e ci aiuta a far capire a tutti  quanto lavoro ci sia dietro l’organizzazione di quei canti e di quelle coreografie che si vedono la domenica al palazzetto. A torto si pensa che tutto nasca facilmente da ragazzi che si ritrovano in curva e cantano. Ma non è così, dietro c’è un  impegno continuo, una preparazione che parte da mesi prima che inizi il campionato. Per riassumere oltre ai cori e agli striscioni, c’è un’organizzazione di fazine (Il Serraglio della Curva, NdR), per dare informazioni utili agli spettatori e coordinare il tifo. Poi pensiamo anche ad iniziative come la lotteria con in palio i gadgets della squadra e le trasferte con parecchi pullman. Insomma sempre c’è molto da fare!

Nella pallacanestro il tifo è assai equilibrato, invece allo stadio le cose vanno in maniera differente. Come mai secondo voi?

Innanzitutto c’è da dire che lo spirito che anima questo sport è molto più tranquillo rispetto al calcio, sia dal punto di vista economico perché non si parla mai di cifre esorbitanti come nel pallone, sia dal punto di vista del tifo perché non ci sono ultrà, solo tifosi: estremisti dal punto di vista della fede,  ma poi finisce lì senza conseguenze… Anche noi ci arrabbiamo, siamo coinvolti al cento per cento durante una partita ma oltre questo non si va. Secondo noi c’è anche un altro fattore decisivo da non sottovalutare, cioè il fatto che il calcio riesce a muovere delle masse enormi di persone rispetto alla pallacanestro e in quel caso è più difficile il controllo degli eventuali facinorosi. Nel basket ci sono curve più calde, ma,  comunque sia,  le scene di violenza sono ridotte, sarà anche perché stando in un luogo chiuso e più piccolo di uno stadio, la polizia e il collettivo dei tifosi riescono a monitorare meglio la situazione. La violenza per noi è puramente scontro verbale, fatto di cori, di sfottò e di striscioni : molto  divertenti per noi e meno per gli avversari.

Se all’interno della curva dovesse capitare qualche scalmanato un po’ troppo violento, come reagireste?

Dipende dalla situazione, è chiaro che cerchiamo sempre di stemperare i toni e gli animi. Capita raramente di trovare cavalli pazzi, e poi c’è da dire che la nostra curva non è formata da esagitati .

Tutti questi buoni propositi valgono anche per il derby?

Il derby è fuori da ogni schema, è la partita delle partite…Lì  ognuno risponde di se stesso (ridono), non giustifichiamo affatto la violenza però il derby deve essere acceso soprattutto sugli spalti, un tifo più forte del solito che scalda gli animi ci deve essere. La violenza fisica invece non ci deve essere. Chi vive il derby con passione comincia a pensarci da inizio campionato, è uno scontro epico, si crea un sentimento nell’animo tifoso particolarissimo: è un mix di adrenalina, aspettative, tensione, stress, sogni… Arrivi alla partita carico a mille, può succedere di tutto, tipo scaramucce, insulti e lievi contatti ma fondamentalmente qui si parla di persone che hanno un buon controllo e vogliono vincere sul campo e con il tifo,  altrimenti non sarebbe divertente.

Cosa vi sentite di dire a quei genitori che, traumatizzati da quello che succede nel calcio, per timore non mandano i loro figli al palazzetto?

Invitiamo tutti a venire al palazzetto perché è un ambiente caldo e simpatico, lo sport è coinvolgente, tutta la situazione è stimolante e piena di emozioni. Non è pericoloso.

Parlateci del bel legame nato con gli amici/nemici del Cantù. Una storia esemplare.

L’amicizia con Cantù è nata per caso il primo anno di A1, quando un quindicina di teramani andarono in trasferta a Cantù. Casualmente le due tifoserie s’incontrarono all’interno del palazzetto e socializzarono. Dopo la partita, vinta dai padroni di casa, le tifoserie andarono a cena e in discoteca insieme. Quando i canturini sono tornati qui, la curva biancorossa ha ricambiato il favore. Da quel momento in poi è nata una bella amicizia e abbiamo continuato a farci delle visite durante l’anno anche al di fuori del basket.

Non ci sono altre realtà con cui abbiamo stretto amicizie del genere, simpatie e rispetto sì. Con le altre curve  non c’è astio ma finisce lì, diciamo che c’è indifferenza reciproca.

Due parole che vorreste tutti ascoltassero.

La serie A1 è un patrimonio importante per la città ma anche per la nostra regione, il fatto di vedere una curva così poco popolata, con pochi ragazzi ci lascia un po’ perplessi, ci piacerebbe che altri ragazzi si avvicinassero e capissero l’importanza e la bellezza di questo sport. Il Teramo Basket è un gioiello che va difeso e custodito da tutti, non basta venire al palazzetto,  fare il biglietto o avere l’abbonamento, per sostenere la squadra bisogna fare il tifo. Quel manipolo di ragazzi che porta avanti il tifo ha bisogno di tanto sostegno da parte del pubblico. E soprattutto vogliamo ricordare che il palazzetto non è il luogo per ostentare la propria ricchezza e il proprio benessere, il palazzetto è un luogo dove si va per gustare uno spettacolo  da apprezzare e supportare con vigore. Il pubblico teramano quando ci si mette sa essere molto caldo, purtroppo pecca di incostanza.

A questo proposito ci sembra che Teramo debba imparare molto dal Roseto Basket, che ne dite?

A Teramo manca la cultura del basket, la nostra città si è trovata catapultata in una dimensione troppo grande e forse ancora non trova il suo equilibrio. Roseto sono cinquant’anni che vive di basket. Roseto è un ambiente totalmente diverso, hanno un torneo estivo più antico d’Italia… è un’altra civiltà e dobbiamo proprio dirlo. Indipendentemente dal sano odio sportivo che proviamo nei loro confronti, dobbiamo ammettere  che il loro tifo è sapientemente organizzato. Hanno un’ottima curva, una grande tifoseria. Ma anche noi possiamo migliorare e superarli.

Che rapporti ci sono tra i tifosi e i giocatori del Teramo Basket?

La curva è molto più legata al gruppo dei giocatori italiani, non perché ci sia razzismo, ma semplicemente perché gli stranieri non sentono attaccamento alla città o ai colori a differenza di quegli italiani che giocano a Teramo da tre quattro anni e sanno quali sono le nostre aspettative. Con loro è più facile parlarsi, si sono instaurati ottimi rapporti con Pippo Gagliardo, Stefano Rajola e Gianluca Lulli, il nostro capitano.

E con la società di Antonetti, come va?

I rapporti con la società sono ottimi ma cerchiamo di appoggiarci ad essa il meno possibile. Siamo molto gelosi della nostra indipendenza sia morale che economica. La nostra umiltà ci porta a rispettare tutte quelle regole non scritte che fanno parte del regolamento dei tifosi di tutti gli sport per fare una vita più onesta possibile in curva.

Per concludere, che aspettative avete per la fine del campionato?

Un regalo bellissimo sarebbe arrivare in Coppa Italia, siamo consapevoli che il nostro obiettivo è la salvezza quindi rimaniamo con i piedi per terra e non voliamo troppo alto, però sognare non costa nulla e almeno la Coppa ci piacerebbe disputarla,  anche senza voler strafare, ci accontentiamo di andare avanti di questo passo con un campionato tranquillo ma sicuro.

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FOTO DI MASSIMO CORONA TRATTE DA WWW.TERAMOBASKET.COM